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    November 29

    tutti a lamezia!

    Sabato 1 dicembre spettacoli, mostre, concerti dedicati alla lotta pacifica contro l'oppressione, per non dimenticare
    E' la prima iniziativa del genere in Europa. Il sindaco: "Un segnale forte contro ogni perdita di libertà"

    A Lamezia Terme la notte è arancio
    Arte, musica e teatro per il popolo birmano

    di ALESSIA MANFREDI


    <B>A Lamezia Terme la notte è arancio<br>Arte, musica e teatro per il popolo birmano</B>

    La locandina della Notte Arancio di Lamezia


    ROMA
    - Teatro, musica, mostre e si va avanti per tutta la notte. Questa volta però il bianco non c'entra: è arancio - come il colore dei monaci buddisti - la notte che Lamezia Terme dedica l'1 dicembre alla solidarietà con il popolo birmano in lotta per diritti umani. L'iniziativa è promossa dal comune della città calabrese insieme alle associazioni nazionali Libera e Amnesty International, con altre associazioni a livello locale - Pax Christi, Avviso Pubblico e Caritas - e coinvolge molti artisti nazionali e tanti gruppi calabresi e meridionali: da Ascanio Celestini a Daniele Silvestri, dai Tete de Bois ad Andrea Rivera, da Rocco Barbaro a Ulderico Pesce, solo per nominarne alcuni.

    Nella cornice del centro storico di Nicastro, con i suoi palazzi settecenteschi, la festa va avanti dalle 21 di sabato alle 4 del mattino di domenica 2 dicembre: una maratona artistica per esprimere solidarietà a tutti i popoli oppressi, prendendo ad esempio la lotta non violenta del popolo birmano. E' la prima iniziativa del genere in Europa. Ma perché proprio a Lamezia? "Si farà qui da noi, in una città oppressa dalla mafia, con un consiglio comunale sciolto due volte per mafia, per dare un segnale. C'è un grande impegno per la legalità democratica, una voglia di ribellione contro ogni tipo di criminalità organizzata e violenta" dice Tonino Perna, docente di sociologia all'Università di Messina, uno degli ideatori. La notte arancio proporrà testimonianze di artisti, uomini e donne del mondo della cultura e dello spettacolo, e vedrà la partecipazione di alcuni monaci birmani protagonisti della mobilitazione, nella prima delle 500 iniziative nazionali programmate a sostegno della protesta dei monaci.

    Migliaia di chilometri separano Rangoon da Lamezia, ma il messaggio che si vuole mandare è unico: non cedere ad ogni tipo di oppressione. E se qualcuno ci vede una vena polemica con la notte bianca romana, sbaglia. "Assolutamente no, la nostra è una cosa totalmente diversa" assicura Perna. "Anche noi avremo tanti spettacoli gratuiti, ma all'insegna della solidarietà internazionale".

    L'idea è nata alla marcia da Perugia ad Assisi organizzata dalla
    Tavola della Pace. "In particolare dalla testimonianza di un sindacalista rappresentante del governo birmano in esilio. Le sue parole ci hanno riportato ad una situazione durissima che va avanti da troppi anni, su cui i riflettori della cronaca si spengono sempre velocemente" ricorda don Tonio Dall'Olio, vicepresidente nazionale di Libera, l'associazione fondata da don Ciotti contro le mafie. La festa di Lamezia è quindi un modo per tenere viva l'attenzione su una dittatura militare che da 45 anni nega i diritti di base a 51 milioni di cittadini, sopprime con la violenza le proteste pacifiche dei monaci e tiene agli arresti domiciliari la leader dell'opposizione, premio Nobel per la pace, Aung San Suu Kyi.

    Ma quella birmana non è la sola emergenza da ricordare. La domenica dopo la notte arancione, il 2 dicembre, partono una serie di workshop dedicati ad altre aree del mondo critiche, dalla Palestina all'Iraq al Darfur. Si parla anche di violazione dei diritti umani ed informazione, di usura e racket. Arte e divertimento, quindi, per far riflettere in una terra come la Calabria, "che di problemi ne ha" spiega Dall'Olio, ma che non vuole far finta di niente.
     
     
    L'iniziativa, per il sindaco Gianni Speranza, non deve rimanere isolata "perché il comune, con il supporto delle ong, vuole portare davanti al mondo un'altra immagine di Lamezia che non sia solo terra di mafia e immigrazione. Lamezia è anche vivace, capace di proporre cose nuove, positive. Su questo vogliamo scommettere e investire". E perché "quando di perde la libertà in un luogo, è un pezzo di libertà che perdiamo tutti".
     
    repubblica.it
     
    Grande Tonino!!!!
     
    Peccato che non ci sarò::(

    November 23

    rinembrietion

    e tornare per quelle curve sconosciute ma familiari sentendo il primo album di rino gaetano è un'emozione unica.
    impossibile da descrivere, come se la tua anima si staccase dal lato guida, si alza e volando da sopra la macchina ti guarda compiaciuta, un po il sorriso di ariosto nei suoi romanzi...
    e tu, forse non essenzialmente tu, con quello sguardo da ultime scene di 2001:odissea nello spazio, perso nel vuoto e inconsapevole...
    e poi il chiaro di luna...
    capisci cosa vuol dire chiaro di luna a 22 anni...sarà grave?
    o è più grave pensare che c'è chi non lo saprà mai?
    e quell'atmosfera che tutto ciò che accade non è vero ma è vero e ti trasporta...e anche la fine sembra un inizio e poi....
    non più stare solo in compagnia ma in compagnia da solo...troppo strano come andare su marte e non capire e cercar di vivere...
    e la lotta sai che non finirà....anche se non sai bene contro chi combatterai...
     
    November 22

    la nuova p2

    e fu così che la P2 s'impadronì dell'Italia!
    Non ci credete?
    che cosa sono secondo voi gli accordi Nano malefico- Veltroni?
    che cosa sono le intercettazioni di questi giorni alla rai?
    che cosa vuol dire De Magistris-Forleo?
    ci si impadronisce della politica, dei media, della magistratura...dei poteri economici già lo si è da tempo...
     
    mettiamoci l'anima in pace...
    o cambiamo tutto...
    non pensiamo di poter modificare le cose con le minchiatine....
    November 17

    luci

    Tante luci di diverso ma simil colore insieme fanno qualcosa di meraviglioso che è l'arcobaleno.
    Spesso noi siamo condannati a vedere tutte le luci nella loro particolarità accecante e non ci è dato di vedere la meraviglia dell'arcobaleno.
    Pur essendo di fronte a noi.
    e il solo pensiero di poter immaginare che quelle luci insieme fanno qualcosa di più grande si chiama felicità 
    November 11

    crollo...piccolo equo e solidale

    si vogliono fare tante cose...ma si ha la consapevolezza di non poterne fare nemmeno una...
    mi sento un tutto e un niente...
    tutto questo per arrivare dove?
    domanda segue risposta...
    e una volta arrivato cosa si fa?
    domanda segue risposta...
    però qualcuno potrebbe dirti le domande sono poste male...
    cambia il paradigma!
    e tutto ricomincia con entusiastica gioia
    per morire nuovamente
    nella speranza...
    perchè sei tutto e niente...nulla mbrischiatu cu nenti...
     
     
    November 07

    il circolo vizioso

    "Poichè a chi ha, sarà dato, e sovrabbonderà; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha"
    Matteo , XXV, 29
     
    "il pregiudizio dei bianchi e la discriminazione tengono il nero ad un basso livello di vita, di salute, di educazione, di costume e di morale. Tutto ciò, a sua volta giustifica i pregiudizi dei bianchi. In tal modo il pregiudizio dei bianchi ed il livello di vita dei neri si determinano l'un l'altro."
     
    Gunnar Myrdal
    November 02

    le parole di Fava

    Giuseppe Fava era un giornalista italiano. Fu fondatore del giornale "I Siciliani". È stato ucciso nel gennaio 1984 dalla mafia. Pubblico una sua intervista, presente in Rete, su richiesta di molti blogger. Le sue parole sembrano profetiche.

    Biagi: Giuseppe Fava, giornalista, scrittore catanese, autore di romanzi e di opere per il teatro. Fava, per i suoi racconti a cosa si è ispirato?
    Fava: alle mie esperienze giornalistiche. Io ti chiedo scusa ma sono esterrefatto di fronte alle dichiarazioni del regista svizzero. Mi rendo conto che c'è un'enorme confusione sul problema della mafia. Questo signore ha avuto a che fare con quelli che dalle nostre parti sono chiamati "scassapagliare". Delinquenti da tre soldi come se ne trovano su tutta la terra. I mafiosi sono in ben altri luoghi e in ben altre assemblee. I mafiosi stanno in Parlamento, sono a volte ministri, sono banchieri, sono quelli che in questo momento sono ai vertici della nazione. Bisogna chiarire questo equivoco di fondo: non si può definire mafioso il piccolo delinquente che ti impone la taglia sulla tua piccola attività commerciale… quella è piccola criminalità che credo esista in tutte le città italiane e europee. Il problema della mafia è molto più tragico e importante, è un problema di vertici della nazione che rischia di portare alla rovina, al decadimento culturale definitivo l'Italia.
    Biagi: Tu hai fatto conoscenza diretta del mondo della mafia, come giornalista?
    Fava: Sì, ho conosciuto diversi personaggi dell'una e dell'altra parte. Attraverso le cronache, le indagini che andavamo conducendo e che abbiamo puntualmente riferito sui nostri giornali.
    Biagi: Chi ricordi di più di questi tipi? Dei vecchi mafiosi, ad esempio? Sono cambiati?
    Fava: Un uomo sì. C'è un abisso tra la mafia di vent'anni fa e quella di oggi. Allora il mafioso per eccellenza era Genco Russo. Io sono stato a casa di Genco Russo e, mi si perdoni il termine, sono stato l'unico ad avere l'onore di intervistarlo. Ad avere un memoriale firmato che iniziava con le parole "Io sono Genco Russo, il re della mafia". Genco Russo governava il territorio di Mussomeli dove, da vent'anni, non c'era stato non dico un omicidio ma nemmeno uno schiaffo. Non c'era un furto, tutto procedeva in ordine, nella legalità più assoluta. Era la vecchia mafia agricola, la quale governava un territorio di una forza straordinaria che il mondo di allora non poteva ignorare. Controllava tra i 15 e i 40mila voti di preferenza.Nessun uomo politico poteva ignorare questa potenza determinate. Era sufficiente che Russo spostasse quei voti non da un partito all'altro, ma anche all'interno dello stesso partito per determinare la fortuna o meno di un uomo politico.Ecco perché poteva andare alla Regione Sicilia e spalancare con un calcio la porta degli assessori: lui era il padrone.Poi la società si modificò e i mafiosi non furono più quelli come Genco Russo.I mafiosi non sono quelli che ammazzano, quelli sono gli esecutori. Anche al massimo livello. Si fanno i nomi dei fratelli Greco. Si dice che siano i mafiosi vincenti a Palermo, i governatori della mafia. Non è vero: sono anche loro degli esecutori. Sono nella organizzazione, stanno al posto loro. Un'organizzazione che riesce a manovrare centomila miliardi l'anno. Più, se non erro, del bilancio di un anno dello Stato italiano. E' in condizione di armare degli eserciti, di possedere flotte, di avere una propria aviazione. Infatti sta accadendo che la mafia si sia impadronita, almeno nel Medio Oriente, del commercio delle armi.
    Gli americani contano in questo, ma neanche loro avrebbero cittadinanza in Italia, come mafiosi, se non ci fosse il potere politico e finanziario che consente loro di esistere. Diciamo che questi centomila miliardi, un terzo resta in Italia e bisogna riciclarlo, ripulirlo, reinvestirlo. E quindi ecco le banche, questo prolificare di banche nuove. Il Generale Dalla Chiesa l'aveva capito, questa era stata la sua grande intuizione, che lo portò alla morte. Bisogna frugare dentro le banche: lì ci sono decine di miliardi insanguinati che escono puliti dalle banche per arrivare alle opere pubbliche. Si dice che molte chiese siano state costruite con i soldi insanguinati della mafia.
    Biagi: una volta si diceva che la forza dei mafiosi è la capacità di tacere. Adesso?
    Fava: Io sono d'accordo con Nando Dalla Chiesa: la mafia ha acquisito una tale impunità da essere diventata perfino tracotante. Le parentele si fanno ufficialmente. Certo, si alzano le mani quando qualcuno sta per essere ammazzato, si cerca di tirare fuori l'alibi personale e morale. Io ho visto molti funerali di Stato. Ora dico una cosa di cui solo io sono convinto, quindi può non essere vera: ma molto spesso gli assassini erano sul palco delle autorità.
    Biagi: cosa vuol dire essere "protetti", secondo il linguaggio dei mafiosi?
    Fava: Poter vivere dentro questa società. Ho letta un'intervista esemplare, a quel signore di Torino che ha corrotto tutto l'ambiente politico torinese. Diceva una cosa fondamentale, una legge mafiosa che è diventata parte della cultura nazionale: non si fa niente senza l'assenso del politico e se il politico non è pagato. Noi viviamo in questo tipo di società, dove la protezione è indispensabile se non si vuol condurre la vita da lupo solitario. Questa vita può essere anche affascinante, orgogliosamente soli fino all'ultimo, ma 60 milioni di italiani non potranno farlo.
    Biagi: Vorrei fare a tutti una domanda: secondo voi cosa si deve fare per eliminare questo fenomeno?
    Fava: A mio parere tutto parte dall'assenza dello Stato e al fallimento della società politica italiana. Forse è necessario creare una seconda Repubblica, in Italia, che abbia delle leggi e una struttura democratica che elimini il pericolo che il politico possa diventare succube di se stesso, della sua avidità, della ferocia degli altri, della paura o che possa anche solo diventare un professionista della politica. Tutto parte da lì, dal fallimento degli uomini politici e della politica. Della nostra democrazia, così come con la nostra buona fede l'abbiamo appassionatamente costruita e che ci si sta sgretolando nelle mani.
    Dalla Chiesa: Io ci ho pensato a lungo, credo che la regola principale sia far capire che il delitto non da potere, ma che anzi lo toglie.
     
    tratto dal blog di beppe grillo....www.beppegrillo.it