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May 31 l'analfabetaIl peggior analfabeta è l’analfabeta politico. May 27 negazionismodal blog di Beppe Grillo.
Chi afferma che Auschwitz era un club Med con piscina è negazionista. L’Enel che promuove l'energia pulita mentre costruisce centrali nucleari è negazionista. La pubblicità dei Suv immersi nella natura è negazionista. Il partito ‘democratico’ nato morto nelle segreterie è negazionista. Montezemolo che accusa la politica che ha tenuto in vita la Fiat con la cassa integrazione è negazionista. Il Papa che parla di famiglia senza rispondere al filmato ‘Crimen Sollicitationis’ è negazionista. I politici che denunciano il populismo dei cittadini sono negazionisti. I giornalisti che ora accusano i politici e dicono, con orgoglio, di essere diventati populisti sono negazionisti. La Lega che si scaglia contro Roma ladrona dopo aver ‘magnato’ nella capitale è negazionista. I costruttori di inceneritori che diffondono tumori per il bene della popolazione sono negazionisti. Mastella ministro della Giustizia è negazionismo purissimo. May 25 Peppe Scopelliti l'impresentabiletratto dal "Dibattito"
Visto che il candidato a Sindaco non si presenta al confronto con gli altri candidati vorrei fargli 6 domande...almeno
Chi ha mangiato i 25.000,00 euro di cioccolatini Caffarel acquistati dal Comune di Reggio Calabria?
Abiti a cinquanta metri dall'Italcitrus, non potevi farti dare la richiesta di 2.580.000,00 euro brevi manu dall'amministratore Emidio Falcone?(per chi non lo sapesse l'Italcitrus è un impianto abbandonato pieno di amianto comprato per la cifra di cui sopra a fronte di una stima di 1.000.000 di euro)
Lele Mora ci ha detto al telefono che ancora non gli hai dato i soldi per l'estate reggina 2006 e che ti ha mandato la Marini gratis? E' vero?(e quindi quei soldi che sono una spesa del comune dove sono andati?)
Come hai fatto a travestire da Vigili Urbani 110 persone che non possono per Legge svolegere quelle funzioni?
Nostre fonti ci hanno rivelato che il 19 aprile scorso, ti sei incontrato al ristorante La Tavernetta con il Dirigente della Digos dott. Pellicone. E' vero? Se è vero, di cosa avete parlato? Il sig. Questore è a conoscenza?
Come mai organizzavi l'estate reggina a Milano con Lele Mora, il boss Paolo Martino del clan De Stefano? May 23 se vogliamo cambiare...il 27 e 28 Maggio al Comune di Reggio Calabria vota e fai votare
ALESSANDRO MORABITO
in lista con
Rifondazione Comunista
per chi crede in un modo diverso e più pulito di fare politca, per chi mette il bene pubblico prima degli interessi degli amici e dei compari.
Il tuo voto è importante per cambiare!!! May 20 curre curre guagliò
CURRE CURRE GUAGLIO' 22.9.1991 Siente sti parole d'odio e pure d'ammore Si può vivere una vita intera come sbirri di frontiera Tanta mazzate pigliate Pecché primma mettite 'e bombe e po' 'o vulite a me Curre curre guagliò Curre curre guagliò
99 Posse May 19 l'apocalisseho sentito poco fa un'intervista a Moccia...lo scrittore dei demenzial love book "tre metri sopra il cielo" e simili....
In questo secolo Rifkin ha parlato di fine del lavoro...
Fukuyama di fine della Storia....
Nietzsche parlava a suo modo della fine di Dio...
bè penso che Moccia sia il loro grande erede, anche lui con un messaggio alquanto apocalittico....
LA FINE DELLA LETTERATURA! May 18 tutto cambia tranne loro...oggi Prodi dice:
"L'obiettivo è la crescita!!!"
in un mondo che cambia solo i politici non riescono a cambiare... May 17 condannata la polizia per il G-8...facciamo luce!G8, la prima condanna: la polizia deve pagare per i pestaggi![]() Il ministero degli Interni se la cava pagando appena 5mila euro di risarcimento (comprese le spese legali) alla pediatra, che per la ferita alla testa fu costretta a farsi medicare con diversi punti di sutura. All’opinione pubblica era stata sufficiente l’immagine della pediatra triestina che, ferita, curava un altro manifestante del G8, apparsa sulla copertina di Diario, nel numero dedicato alle violenze della polizia al summit genovese del 2001. In tribunale, nelle motivazioni, rese pubbliche nei giorni scorsi, si legge: «Emerge come accertata in tutta la sua drammaticità l’aggressione subita da Marina Spaccini ad opera di un’appartenente alle forze dell’ordine». Il giudice boccia complessivamente l’attività della polizia: «Tutto depone, comunque, per una grande confusione organizzativa dell’evento». Finora i vari poliziotti e i loro capi si erano difesi con la patetica scusante che la loro carica era diretta contro un gruppo di “Black Bloc”, che c'era una gran confusione e qualcuno tirava contro di loro le molotov, che era stato impossibile distinguere tra le mani dipinte di bianco dei militanti della Rete Lilliput” e le teste incappucciate di nero dei “Black Block”. La sentenza del tribunale, nella motivazioni, contesta questo punto, spiegando che «l’attendibilità delle testimonianze dei poliziotti appare alquanto limitata». Del resto, che polizia e carabinieri a Genova non fossero andati con la mano leggera lo dimostra la morte di Carlo Giuliani, le violenze alla Diaz e a Bolzaneto, in quello che un rapporto di Amnesty International definisce come una «violazione dei diritti umani di proporzioni mai viste nella più recente storia d’Europa». In tribunale, è stato palese che l'intervento della polizia non fosse stato «legittimo». Lo hanno confermato le testimonianze raccolte e addirittura i gli stessi poliziotti e funzionari, che sono caduti spesso in contraddizione. «Gli aggressori erano diverse decine; l'ordine era di caricarli, disperderli ed arrestarli», hanno detto alcuni agenti interrogati. Poi è risultato che furono arrestati solo due ragazzi, incolumi, la cui posizione è stata poi anche archiviata. Il giudice stesso ha sottolineato come fotografie e filmati portati in aula «siano stati illuminanti»: «Si vedono ammanettare persone vestite normalmente; più poliziotti colpire con i manganelli una persona a terra, inerme. Poi testimonianze come quella di una signora settantenne che vide gli agenti «bastonare ferocemente persone con le mani alzate e inermi come lei». «Era semplicemente quello che attendevo da sei anni. Giustizia», ha detto Marina Spaccini commentando il giudizio. «Ovviamente non ho combattuto questa battaglia per i soldi – ha concluso -, ma perché era l’unica strada per fare emergere un po’ di verità su quanto avvenuto. Ora spero se ne parli». E presto potrebbero ottenere soddisfazione altri due pacifisti che si trovavano in piazza Manin. May 16 vaticano filo-pedofiloIl video più visto in questi giorni è un servizio della BBC trasmesso il 1 Ottobre 2006. Riferisce di un documento ufficiale della Chiesa cattolica dal titolo "Crimen Sollicitationis", che spiega come le gerarchie della Chiesa dovrebbero occultare i reati sessuali. Il video è stato sottotitolato in italiano a cura di http://www.bispensiero.it e dura 40 minuti. Di seguito è riportata una parte della traduzione del servizio dal sito di Bispensiero. "DOYLE - Il Crimen Sollicitationis prescrive una politica di segretezza assoluta su tutti gli abusi. Quello che leggiamo qui è una chiara politica di copertura dei casi di abuso commessi dai preti. E anche la punizione per quelli che vorrebbero richiamare l'attenzione su questi crimini ad opera del clero. Il che prova che le gerarchie ecclesiastiche sono interessate unicamente al controllo della situazione. C’è la chiara evidenza che la preoccupazione è solo di controllare e contenere il problema. Da nessuna parte c’è scritto di aiutare le vittime. La sola cosa che impone, invece, è di terrorizzare le vittime con la minaccia di punirle se raccontano l’accaduto. L'obiettivo è proteggere la reputazione dei preti, finchè la Chiesa non compia indagini. In pratica copre i preti pedofili. Speaker: Fu Ratzinger a imporlo per 20 anni, l’uomo eletto Papa lo scorso anno. Nel 2001 Ratzinger emanò il seguito del Crimen Sollicitationis. Lo spirito era lo stesso. Ribadiva con enfasi la segretezza, pena la scomunica. Ne inviò una copia ad ogni vescovo del mondo. Recentemente ha aggiunto che tutte le accuse devono essere vagliate esclusivamente dal Vaticano. In altre parole solo Roma può pronunciarsi sugli abusi sessuali sui minori. DOYLE: E’ tutto controllato dal Vaticano, e a capo del Vaticano c’è il Papa. Joseph Ratzinger si occupò di questo per parecchi anni, dopo l’emanazione del Crimen Sollicitationis. Ha emanato il seguito del Crimen, e ora è Papa. Tutto questo significa che le regole e l’approcciosistematico non sono cambiati. COLM: il nuovo documento fu un’opportunità mancata di modernizzare l’atteggiamento della Chiesa, proprio mentre stavano esplodendo gli scandali più gravi negli Stati Uniti. Speaker: Colm andò allora a Roma per capire se si trattava di casi isolati sfuggiti al controllo del Vaticano o una copertura sistematicada parte delle gerarchie ecclesiastiche. COLM - Mentre nel 2002 gli scandali esplodevano in Irlanda, centinaia di casi stavano emergendo negli Stati Uniti. Un rapporto degli USA denuncia 4.500 preti accusati di violenza o abusi sessuali sui minori. Speaker: - Il centro degli scandali era Boston, e la storia si ripetè ancora una volta: i preti accusati venivano sollecitamente spostati da una parrocchia all'altra. Nuovamente veniva operata una copertura sistematica. Al vescovo prontamente allontanato subentrò allora Padre Patrick Wall, un ex benedettino al quale il Vaticano ordinò di imporre il Crimen Sollicitationis nelle diocesi del Minnesota. WAL: Ero parte del sistema, ma mi accorsi di essere manovrato ingannevolmente. Fu la “notte dello spirito”. Tutto quello in cui avevo creduto per 10 anni… Decisi di non lavorare più per una istituzione che si sforzava di sembrare santa, ma che pensava solo a proteggere se stessa..." nun te reggae piùAbbasso e alè
abbasso e alè abbasso e alè con le canzoni senza fatti e soluzioni la castità la verginità la sposa in bianco il maschio forte i ministri puliti i buffoni di corte ladri di polli super pensioni ladri di stato e stupratori il grasso ventre dei commendatori diete politicizzate evasori legalizzati auto blu cieli blu amore blu rock and blues NUNTEREGGAEPIU' Eya alalà pci psi dc dc pci psi pli pri dc dc dc dc Cazzaniga avvocato Agnelli Umberto Agnelli Susanna Agnelli Monti Pirelli dribbla Causio che passa a Tardelli Musiello Antognoni Zaccarelli Gianni Brera Bearzot Monzon Panatta Rivera D'Ambrosio Lauda Thoeni Maurizio Costanzo Mike Bongiorno Villaggio Raffa Guccini onorevole eccellenza cavaliere senatore nobildonna eminenza monsignore vossia cherie mon amour NUNTEREGGAEPIU' Immunità parlamentare abbasso e alè il numero 5 sta in panchina s'è alzato male stamattina mi sia consentito dire il nostro è un partito serio disponibile al confronto nella misura in cui alternativo aliena ogni compromesso ahi lo stress Freud e il sess è tutto un cess ci sarà la ress se quest'estate andremo al mare solo i soldi e tanto amore e vivremo nel terrore che ci rubino l'argenteria è più prosa che poesia NUNTEREGGAEPIU' Ue paisà il bricolage il quindicidiciotto il prosciutto cotto il quarantotto il sessantotto il pitrentotto sulla spiaggia di capocotta Cartier Cardin Gucci portobello e illusioni lotteria a trecento milioni mentre il popolo si gratta a dama c'è chi fa la patta a settemezzo c'ho la matta mentre vedo tanta gente che non c'ha l'acqua corrente e non c'ha niente ma chi me sente... ma chi me sente e allora amore mio ti amo che bella sei vali per sei ci giurerei ma è meglio lei che bella sei che bella lei vale per sei ci giurerei sei meglio tu che bella sei NUNTEREGGAEPIU'
e io aggiungerei.... IL VATICANO NUN TE REGGAE PIU'
May 13 no al razzismoUna donna bianca, di circa 50 anni, prende posto in classe economica di fianco May 10 w la famigliaw la famiglia...che non riesce ad arrivare a fine mese...
w la famiglia...in cui tutti sono precari...
w la famiglia...che se hai un bambino non sai dove e come accudirlo...
w la famiglia...dove se sei gay o lesbica non ti si rivolge più la parola...
w la famiglia...dove dopo un anno si divorzia...
w la famiglia...dove non te ne fotte un cazzo se ti ami no...l'importante è che si campa con qualche spicciolo e se è possibile si va la domenica in chiesa...
perchè una vera famiglia non deve essere basata sull'affetto ma sui drammi del non potere arrivare a fine mese?del non avere i soldi per campare?e poi si vanno a ste cazzo di manifestazioni ad applaudire ai preti...alla famiglia naturale...
ma scusate...i preti che non fottono sono naturali???? May 06 Consigli per partecipare al Family daySuperiamo le barriere ideologiche!Partecipiamo anche noi a una buona riusicta del Fmily day!Ecco qualche consiglio per l'organizzazione:
Prime e seconde mogli. Chi partecipi al Fmaily day con la famiglia deve prima dichiarare prima con quale famiglia viene. Con una speciale deroga (registrarsi sul sito internet), si può portare la prima moglie, o il primo marito, i figli di matrimoni precedenti, e (solo iscritti organizzazioni cattoliche) il nuovo fidanzato della prima moglie, purchè non sia un prete.
Controlli a campione. Come evitare che qualcuno si porti l'amante al Family day? Ai varchi d'ingresso, speciali incaricati potranno chiedere chiarimenti e fare controlli a campione, dal test del dna per conoscere la vera identità dei figli, alle domande private. E' sua moglie, questa? E' sicuro? il bambino è suo? E' sicura? Ervirà anche una squadra di psicologi.
Security anti-gay. E' ovvio che chi si rechi al Family day da solo è di per se sospetto. In ogni caso sarà distribuito al pubblico un numero verde anti-gay da chiamare in caso di avvistamenti tra la folla. Discretamente ma con decisione interverrà la polizia religiosa.
Pronto soccorso. Conoscendo le statistiche sulle donne picchiate in famiglia, e prevedendo un grande assembramento di famigle, si consiglia l'installazione di centri per l'assistenza in caso di ferite lacero-contuse.
Vip. Per le personalità importanti e i leader politici l'ingresso è garantito senza controlli. C'è qualche timore di affollamento, perchè se Silvio porta tutte le sue famiglie e pure le giovani badanti, bisognerà mettere un centinaio di sedie in più. La Santanchè porterà le sue simpatizzanti, per l'occasione ribattezzate Divorziate per la Famiglia. Casini ha fatto sapere che deciderà con quale famiglia venire solo all'ultimo momento.
Da il manifesto ( A. Robecchi)
May 03 reggio pax ndranghetistaLa pax della 'ndrangheta
soffoca Reggio Calabria dal nostro inviato CURZIO MALTESEREGGIO CALABRIA - Il lungomare di Reggio Calabria è per il viaggiatore uno dei luoghi più fiabeschi d'Europa, ma per i calabresi era soprattutto un simbolo, la speranza e oggi la nostalgia di un futuro possibile. L'aveva voluto Italo Falcomatà, l'amatissimo sindaco stroncato dalla leucemia nel 2001, protagonista della "primavera reggina", otto anni in cui il sogno di una Reggio liberata dal malaffare sembrava a portata di mano. Ed era invece un'altra Fata Morgana.
La giunta della restaurazione, guidata dal sindaco di An, Peppe Scopelliti, ha disseminato il "lungomare Falcomatà" di altri simboli. Per primo è sorto il monumento alla massoneria. Nella versione originale c'erano il compasso e il cappuccio, poi spariti "per le solite mene dell'opposizione". Ma così monco e allusivo, il monumento risulta ancor più massone. Cento metri a destra e cento a sinistra, nei punti di maggior passaggio cittadino, si levano due inni di pietra al neofascismo. Il monumento ai "caduti del 1970", i camerati del "boia chi molla" e l'anfiteatro dedicato al capo della rivolta, Ciccio Franco. E chi vuol capire, capisca. Nella colossale sede della Regione, costata un po' meno di una piramide, il presidente Agazio Loiero promette: "Con i dodici miliardi di euro in arrivo dall'Europa, nei prossimi cinque anni possiamo cambiare faccia alla Calabria". Qualcuno potrebbe obiettare che, prima, bisognerebbe cambiare qualche faccia in Regione, con trenta consiglieri inquisiti su cinquanta. Ma in Calabria le facce destinate a cambiare sono piuttosto altre, quelle degli onesti. I commercianti che si ribellano al pizzo e sono costretti alla vera latitanza, i talenti avviati all'emigrazione e i magistrati dotati di un eccesso d'iniziativa. L'ultimo è Luigi De Magistris, della procura di Catanzaro, titolare della mega inchiesta Poseidone sugli intrecci fra politica, massoneria e malavita, con un centinaio di nomi illustri nel registro degli indagati, dal segretario Udc Cesa all'ex presidente della Regione, Giuseppe Chiaravalloti, al senatore Giancarlo Pittelli, entrambi di Forza Italia. Ha appena fatto condannare a sette anni per truffa il capogruppo regionale della Margherita, Enzo Sculco. Per queste ragioni, o se si preferisce crederlo "per vizio di forma", l'inchiesta gli è appena stata tolta. L'avessero fatto con la simpatica Vallettopoli potentina di Woodcock, sarebbe insorta la società tele-civile. Ma la Calabria, nel bene e nel male, non fa notizia. Il bavaglio alla magistratura è la regola. Sei anni fa, il pool antimafia reggino di Salvatore Boemi, che aveva indagato su 64 cosche e portato a 400 ergastoli, fu smantellato pezzo per pezzo, con i magistrati distaccati sul "fronte della guerra al terrorismo islamico", e non uscì un articolo di giornale. La minaccia di Al Qaeda, nelle strade di Reggio, non sembra così incombente. In compenso il controllo mafioso è più asfissiante che nella Palermo degli anni Ottanta. Non serve chiedere chi comanda in città. La mafia più ricca del mondo domina senza oppositori la regione più povera d'Europa. Si legge in "Fratelli di sangue", grande inchiesta sulla 'ndrangheta firmata dal magistrato Nicola Gratteri e dallo scrittore Antonio Nicaso: "Nel rapporto tra affiliati ai clan e popolazione, la densità criminale in Calabria è pari al 27 per cento, contro il 12 della Campania, il 10 della Sicilia, il 2 della Puglia". A Reggio Calabria siamo al 50 per cento, significa che una persona su due è coinvolta, a vario titolo, in attività criminali. La 'ndrangheta era fino a quindici o vent'anni fa ancora una mafia rurale, specialista nei sequestri di persona. Oggi controlla 40 miliardi di euro all'anno, il 3,5 per cento del Pil italiano (Eurispes) e quasi tutta la cocaina d'Europa, possiede quartieri di città a Bruxelles e Toronto, a San Pietroburgo come ad Adelaide, da Reggio ad Aosta; siede nei consigli d'amministrazione d'innumerevoli multinazionali. Secondo la polizia tedesca, è il principale investitore italiano nella Borsa di Francoforte e controlla una quota rilevante del colosso energetico russo Gazprom. In una intercettazione del '96 uno dei Piromalli, i boss della piana di Gioia Tauro, confidava: "Abbiamo il passato, il presente e il futuro". Sul futuro, con molto ottimismo, si può coltivare una pallida speranza, ma sul passato e ancora di più sul presente, non vi sono dubbi. Al colosso nero della 'ndrangheta lo Stato spara con fucilini giocattolo. L'antimafia di Reggio è un ufficio semi vuoto. In procura Salvatore Boemi, tornato da poco in fondo a sei anni di esilio, cerca di ricostruire brandelli di pool. In questura non hanno la benzina per le auto. L'assassinio di Francesco Fortugno, il 16 ottobre 2005 davanti al seggio delle primarie di Locri, ha per un po' scosso il tradizionale menefreghismo nazionale nei confronti della tragedia calabrese. Ma sotto processo sono finiti soltanto un pugno di sicari. Come si campa a 'Ndranghetopoli e dintorni? Bastano tre o quattro tappe di una giornata qualsiasi per afferrare il concetto. Il mafia tour può cominciare la mattina a Gioia Tauro con un piccolo esperimento. Sedetevi al tavolino dell'ottima gelateria in piazza e provate a vedere se in un paio d'ore, in una città col trenta per cento di disoccupati e il salario medio di 600 euro, passa qualcosa di più piccolo di una Mercedes. E' consigliabile anche un breve giro della "zona industriale" della piana, segnalata dai cartelli. Capannoni industriali a perdita d'occhio, come nel laborioso Nord Est. Questi però sono vuoti, scatoloni d'aria. Le cosche hanno preso i fondi europei e sono sparite nel nulla. Nessuno indaga, nessuno ficca il naso. A Reggio trascorro un pomeriggio a volantinare per "Libera", l'associazione antimafia di don Ciotti, con Mimmo Nasone, il responsabile locale. Sullo struscio di corso Garibaldi la gente ha di colpo fretta. Un centinaio di persone prendono il foglio senza guardare: "I veri mafiosi sono i politici, lo Stato", spiegano. Quattro o cinque giovani, perlopiù eleganti e quasi cortesi, lo dicono chiaro: "Io sono della 'ndrangheta". Uno prende il volantino ridendo e saluta: "Buon vespero, saggi compagni". La formula d'iniziazione degli affiliati. Una studentessa risponde malinconica: "Non è più un mio problema, io il mese prossimo me ne vado". Non è giusto dire che i calabresi sono stati lasciati soli a combattere, ma a volte viene da pensare che sarebbe stato meglio. Gli aiuti di Stato hanno aiutato soltanto la 'ndrangheta. I due grandi poli industriali pubblici di Reggio sono serviti a consegnare la città in mano alle cosche, fino ad allora confinate nelle campagne e sull'Aspromonte. La prima fortuna del più potente boss del reggino, Natale Iamonte, si chiama Liquichimica. Il gigantesco impianto per produrre mangimi dai derivati del petrolio avrebbe dovuto creare decine di migliaia di posti lavoro ma ha prodotto soltanto, ricorda Giuseppe Bova, presidente diessino del consiglio regionale, "la più lunga cassa integrazione della Calabria, ventitrè anni". La fabbrica non ha aperto un solo giorno dal 1977 perché era costruita su terreno franoso, come per anni si è ostinato a segnalare il direttore del Genio Civile di Reggio, poi scomparso in uno strano incidente stradale. Di chi fossero i terreni non s'è mai capito ma nel frattempo Iamonte è passato da macellaio a miliardario. Lo stesso Iamonte ha controllato gli appalti delle Grandi Officine Riparazioni delle ferrovie di Stato, l'altra fabbrica di Reggio, al centro di un groviglio d'interessi che portò all'omicidio del parlamentare Ludovico Ligato, davanti alla sua villetta con vista mare. Il terzo grande affare delle cosche avrebbe dovuto essere il mitico Ponte sullo Stretto, con i piloni ben piantati sulle proprietà della 'ndrangheta. Ma l'affare è saltato soprattutto per la fiera opposizione di un gruppo di reggini onesti, guidati dal professor Alessandro Bianchi, ora impegnato da ministro dei trasporti in altre due scommesse: "Usare i quattro miliardi risparmiati sul ponte per rendere civile i trasporti fra Salerno e Reggio e bonificare dalla criminalità il porto di Gioia Tauro, l'unica speranza della Calabria". Gioia è il secondo porto d'Italia dopo Genova, con la previsione di quadruplicare il traffico nel prossimo decennio. Ma gli investitori stranieri, giapponesi e cinesi in testa, vogliono garanzie nella lotta alla criminalità ed è paradossale che l'antimafia in Calabria riceva più impulsi da Tokyo e Pechino che da Roma. Eppure perfino a Reggio la vita sa essere dolce. La città non è bella ma piacevole, calda e luminosa, pulita, aperta dal lungomare, con i pub brulicanti di movida notturna e le ragazze libere di girare da sole alle tre di notte. Il sindaco Scopelliti, ammiratore di Briatore, ha profuso risorse in eventi, feste, festival, passerelle di vipperia nazionale. Anche troppe. Come i 120 mila euro pagati a Lele Mora per far passeggiare sul corso della notte bianca Valeria Marini e il Costantino del Grande Fratello. Perfino un rispettabile fascistone come l'ex senatore Msi Renato Meduri, braccio destro di Ciccio Franco, con in casa la sabbia di El Alamein e i busti del Duce, finisce per rimpiangere il comunista Falcomatà "l'ultimo poeta della politica". Ma intanto ai reggini piace e lo sfidante di centrosinistra, il medico Lamberti Castronuovo, arranca nei sondaggi. A Reggio regna una calma ai confini con la disperazione. In città non si spara un colpo dall'omicidio del magistrato Antonio Scopelliti nel '91, atto finale di una guerra di mafia con seicento morti, agguati in pieno centro con bazooka e kalashnikov. Nel 2006 non c'è stata una denuncia di "pizzo" e il telefono anti-usura tace da sempre. La pace mafiosa avvolge, rassicura, coccola il consenso. "La 'ndrangheta è la mafia perfetta" ammettono i magistrati a palazzo di giustizia. "Mantiene l'ordine, non fa morti e ha eliminato il concetto stesso di vittima. In nome di chi possiamo agire?". Già, chi è la vittima. I tossici? Ma di coca non si muore come di eroina. In periferia ne trovi di ottima a dieci euro la bustina, il costo di una pizza e una birra, e i drogati sono clienti soddisfatti. Le vittime dell'usura? "Consideri che i tassi praticati sono inferiori a quelli bancari" mi avverte un maresciallo. Allora i commercianti strangolati dal pizzo? Tutti pagano, nessuno ammette. A notte fonda, nel locale ormai deserto, un ristoratore mi confida: "Sì, pago il pizzo. Pago anche le tasse, più o meno, e che cosa ricevo in cambio? Lo Stato non mi garantisce la sicurezza. I trasporti fanno schifo. Se si ammala mio figlio prendo l'aereo e vado a Bologna, perché all'ospedale l'altra volta mi sono dovuto portare lenzuola e medicinali. Poi pago il pizzo, certo, ma nel mio locale non entra un mendicante, la finanza non fa controlli e se mi rubano l'auto me la fanno ritrovare il giorno sotto casa. Per il servizio che offrono, non sono neppure cari. L'alternativa? La fine di Masciari". Pino Masciari, imprenditore edile di Vibo, anni fa ha denunciato il pizzo e fatto arrestare decine di malavitosi. Gli hanno fatto saltare la sede. Il resto lo hanno fatto le banche, con la revoca del credito: "cliente a rischio". E' fallito per ventimila euro, quando aveva cantieri per tre milioni. Ora vive al Nord senza scorta e senza soldi, tolti entrambi dal governo Berlusconi. Nella primavera scorsa è tornato a Vibo, da solo, per votare alle elezioni politiche. Ai cronisti allibiti ha detto: "Non mi possono fare nulla, mi hanno già ammazzato". Soltanto don Ciotti l'ha convinto a non tornare. Luigi Ciotti a Reggio è di casa, festeggiato come un liberatore, ma non è il tipo da far sconti. Alla giornata della memoria di Polistena, il 20 marzo, ha esordito con durezza: "Il problema in Calabria non è la 'ndrangheta, non sono i politici. Il problema siamo noi". Noi società, civile o no, "rassegnata a chiedere per favore quanto ci spetta di diritto". La platea ha applaudito, una folla di migliaia di studenti da ogni parte d'Italia, Firenze e Torino, Palermo e Lecce. Da Reggio, quasi nessuno, Presidi e professori hanno declinato l'invito, qualcuno ha fatto sapere agli studenti che la presenza a Polistena avrebbe costituito "assenza ingiustificata". La 'ndrangheta, che controlla tutto, ora s'è messa in testa di controllare anche l'antimafia. Infiltra affiliati nelle associazioni, costituisce cooperative per farsi riassegnare i beni sequestrati. "Il futuro di Reggio si gioca in pochi anni, tre o quattro al massimo" racconta il sociologo Tonino Perna. "O lo stato capisce che questa è la peggior emergenza mafiosa di sempre, oppure l'avranno vinta loro e anche gli ultimi calabresi disposti a lottare si rassegneranno o andranno via, com'è da secoli. Già oggi ogni volta che laureo uno studente con 110 e lode mi piange il cuore, perché so che gli sto consegnando un passaporto". |
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